venerdì 8 luglio 2016

Sagra del fico d'india a Scandale .


Era  tradizione nel mese di settembre (per le prime edizioni) poi spostata all'ultimo sabato di agosto, organizzare la Sagra del fico d'India, a cura della Pro Loco di Scandale .
 È la sagra nata attraverso i racconti che si tramandano di generazione in generazione sulla raccolta e la vendita di questo particolare frutto.
“Si racconta che negli anni cinquanta quando l'economia della maggior parte delle famiglie di Scandale era agricola, i contadini di Scandale barattavano i fico d'india nei vari mercati del Marchesato con patate, con verdura,e con altri prodotti della terra quindi ai fichi d'india di Scandale era riconosciuta una qualità esclusiva”
Tantissima la gente che veniva a Scandale  da tutta la provincia, e non solo, per assaggiare un po' di risotto al fico d'India, o magari una coppetta di gelato, passando per il liquore, ai vari dolci.

mercoledì 6 luglio 2016

Romano Cizza - Un ricordo di Ezio Scaramuzzino

 

(Romano Cizza)

Gli anni perduti

Sono al paese, che non rivedo da un po’ di tempo. Non mi è facile trovare un posteggio, cosa una volta facilissima. Giro tutt’intorno, in lungo e in largo, e alla fine  trovo un angolino in piazza Oberdan, di fianco alla colonnina del carburante, dove una volta le auto si fermavano a fare il pieno con un paio di migliaia di Lire. Gaetano Citriniti, il gestore, interrompeva ogni altra attività del suo multiforme esercizio commerciale ed accorreva ogni volta che qualche autista impaziente lo chiamava a colpi di clacson. Ricordo le risate tra amici, quando qualcuno raccontava del contadino che, vista per la prima volta quella colonnina che misurava il carburante con delle lancette, si fermò a regolare il suo orologio. Ora Gaetano non c’è più, anche la pompa di benzina sembra abbandonata ed è chiusa anche la porta di quella sua cantina, dove una volta tanti paesani andavano a bere un bicchiere di vino, magari con un rametto di sedano che faceva capolino da una delle tasche della giacca.
Fa molto caldo e il sole picchia in maniera inclemente sulle persone e sulle cose. Ho bisogno di un po’ d’ombra e mi dirigo sul lato opposto della piazza, sulla veranda, dove una volta era l’ingresso del Bar Centrale. In quel bar, ancora ragazzo, ho giocato le mie prime partite di Terziglio e, insieme con gli amici di un tempo, ho dato alimento ai primi sogni della mia vita. Lì ho conosciuto alcune persone, che ricordo ancora con gratitudine e simpatia, come l’avvocato Giuseppe Barca  o il truffatore Cesarino Moncalvo. Lì ho trascorso una parte della mia giovinezza ad osservare il passeggio sulla piazza antistante o a scambiare quattro chiacchiere con Gigi Paparo, il proprietario del bar. Gigi gestiva contemporaneamente il bar ed un negozio di alimentari posto sul retro e correva da una parte all’altra, sempre con una biro appoggiata sull’orecchio destro, che afferrava velocemente  per fare conti e riponeva subito dopo in miracoloso equilibrio. Quando c’erano pochi avventori ed il lavoro era ridotto al minimo, Gigi ne approfittava per leggere la sua immancabile ed amata Domenica del Corriere, che teneva sempre al suo fianco e che metteva a disposizione dei clienti solo quando usciva il nuovo numero. Ricordo ancora con affetto Gigi, che sarebbe scomparso prematuramente, lasciando nel dolore la moglie e i tre figli.

Sulla veranda non ci sono più le sedie e i tavolini di un tempo e la porta di ingresso è malinconicamente chiusa. Mi siedo all’ombra sul marciapiede antistante e osservo da lontano, sul lato opposto della piazza, le finestre e la porta chiusa del Bar Sportivo. Solo l’insegna in alto, scolpita in cemento, ricorda che lì c’era un altro ritrovo di noi giovani, che vi andavamo a giocare al flipper o al calcio balilla. Il gestore era un giovane come noi, Gaetano, e passava più tempo con noi a giocare, che dietro il bancone a servire i rari clienti. Si giocava molto al flipper allora e il premio per il vincitore dei vari tornei era quasi sempre una piccola torta Fiesta, che vinsi più di una volta, suddividendola poi con gli amici e bevendoci sopra un bicchiere di birra. Gaetano un giorno, assunto come vigile urbano, avrebbe cessato di fare il barman, preferendo giustamente lo stipendio modesto, ma sicuro, alla fine del mese, piuttosto che gli incassi aleatori della sua attività commerciale.

Mi alzo  e mi incammino lungo viale Puccini, la strada della mia fanciullezza. Su quella strada abitavano i Garieri, i De Biase, i Tallarico. Vedo venirmi incontro Peppe Coriale, detto “’U Zaré”. Faccio un rapido calcolo e penso che dovrebbe essere ultracentenario , mentre la sua immagine sembra essersi fermata  al tempo di quando io ero bambino. Mi sorride e io ricordo di quando, ragazzo, sotto un grande albero posto di fronte casa mia, in Estate,  gli leggevo la novella di Mazzarò e lui ascoltava incantato ed affascinato. E non si stancava mai e mi chiedeva di leggergli e raccontargli ancora una volta la novella di Mazzarò, che da uomo povero e miserabile era finito col diventare il padrone di tutto il paese. Questa volta però Peppe non mi chiede di raccontargli ancora una volta quella storia. Mi tocca sulle braccia, come se volesse controllare la mia consistenza, poi si limita ad accennare un saluto con la mano e infine, silenziosamente, scivola via. Mi giro indietro a seguire con lo sguardo il suo cammino e non lo vedo più, come se  si fosse dissolto nella nebbia del tempo.
Arrivo allo spiazzo antistante la cappelletta di San Leonardo. Nella luce accecante del primo pomeriggio ho l’impressione di vedere sull’uscio di casa Nonna Betta, vispa e incline a scherzare un po’ con tutti, ma che non sopportava in alcun modo gli schiamazzi e gli strilli dei bambini. Quante storie con lei e quante fughe, quando  ci inseguiva con la scopa e ci costringeva ad interrompere i nostri giochi! Altri tempi e altri trastulli, quelli della mia fanciullezza, quando ci bastava poco per essere felici e un semplice ramo appuntito bastava a farci sentire invincibili come Zorro. Costruivamo degli aquiloni ritagliando la carta dei giornali, che poi incollavamo con farina e acqua. Eppure quegli aquiloni, incredibilmente pesanti, volavano e si libravano in aria leggeri come farfalle: forse erano sospinti in alto  dai nostri desideri di fanciulli che si affacciavano alla vita. Mi volto  a guardare ancora nonna Betta, ma l’uscio è deserto e ho l’impressione di avvertire soltanto il cigolio lamentoso di  un’anta che sembra richiudersi su se stessa. 
Sulla sinistra, ad una biforcazione, c’è un viale che porta all’edificio scolastico, dove tanti anni fa ho mosso i primi passi di insegnante. Non opero alcuna scelta nel decidere la mia direzione e  muovo i miei passi verso quel viale. Non so perché succeda: forse sono alla ricerca della mia identità perduta, forse voglio solo recuperare le ombre e i fantasmi di una vita che non c’è più. Sollevo gli occhi e vedo una signora che mi sorride e mi saluta. Qualche piccola ruga che increspa il suo volto non mi impedisce di riconoscerla:è Marilù. Mi prende sottobraccio  e mi invita dolcemente a ritornare indietro. Vorrei farle tante domande, chiederle dove si trova, dirle che l’ho ricordata a lungo, ma mi accorgo che un pizzico di emozione, ancora dopo tanti anni, mi rende impreparato e incredulo. Camminando, ci guardiamo in silenzio:lei è ancora bella, come una volta, come in quella Primavera di tanti anni fa, quando entrambi eravamo meravigliati della nostra felicità e procedevamo insieme, senza sapere e senza preoccuparci di quello che la vita ci avrebbe riservato. Quando ci fermiamo, Marilù si stacca dolcemente dal mio braccio, mi accarezza il volto, continua a sorridere, si allontana e infine sembra dissolversi, ombra tra le ombre. Non la vedo più.
Affronto una leggera salita, quella che  porta verso la strada Nazionale. Ho voglia di fermarmi un pochino e mi appoggio ai tubi e al muretto basso dove una volta, in Estate, ascoltavamo tutti insieme le avventure dell’avvocato Barca. Vedo arrivare in lontananza Romano, Romano Cizza, e ho un tuffo al cuore. Quanti giorni della nostra vita abbiamo trascorso insieme! Quanti ricordi! Caro Romano! Come è possibile che tu sia qui? Viene con decisione verso di me e, quando mi è accanto, gli chiedo degli altri. Gli dico che ogni tanto vedo Totò al paese, ma gli altri, gli altri certo, Ciccio e Nino Simbari, Ciccio Rizzuto, e Totò Rizzuto, “il capitano” come lo chiamavamo, e Leonardo e Mimmo, e tutti gli altri, dove sono? Eravamo partiti  insieme, quasi tenendoci per mano, per affrontare meglio le tempeste e poi ci siamo persi, lungo le strade e i sentieri della vita. Romano mi sorride mestamente, ma non parla e si avvia da solo lungo la strada. Istintivamente mi viene voglia di seguirlo, per fargli altre domande, per chiedergli se ha qualche rimpianto, qualche desiderio. Vorrei anche chiedergli se ha  qualche segreto da svelarmi ora che, nella sua condizione, avrà certamente capito  il senso della vita e ancora  se si trova bene dove si trova. Romano si gira improvvisamente, mette un dito sulle labbra, come per suggerirmi il silenzio, e con la mano mi fa chiaramente capire che non debbo seguirlo.
Avverto un senso di smarrimento e di vertigine e, mentre mi appoggio ai tubi del muretto basso, chiudo strettamente gli occhi. Li riapro con fatica, perché la luce del sole intorno è ancora abbagliante, e vedo che accanto a me c’è un bambino. Avrà sei o sette anni quel bambino e mi guarda con l’atteggiamento di un monello di strada, quasi con un senso di sfida. Poi mi fa marameo con la mano sinistra, puntando il pollice sul suo nasino affusolato e con la destra accenna un saluto. Lo osservo con attenzione:ha i capelli castani, qualche ricciolo in testa, le guance paffute, dei pantaloncini  sporchi di sabbia, un ginocchio sbucciato, una fionda che fa capolino dalla tasca posteriore.”Mi riconosci?”, mi chiede. Gli rispondo gentilmente che, purtroppo, non so chi sia. E lui ancora: “Possibile che non mi riconosci?”. Lo guardo ancora e noto che sulla palpebra sinistra ha una piccola cicatrice, quasi impercettibile. E allora lo riconosco: è lui, giunto fino a me attraverso i  sentieri del tempo e dello spazio. Allungo una mano e gli scompiglio affettuosamente i capelli, lo accarezzo, prendo la sua piccola mano.
Vorrei tanto trattenerlo con me, perché l’ho tanto cercato. Ma in lontananza appare una giovane donna  e mi accorgo che ci sta osservando . Una strana ed improvvisa folata le scompiglia i capelli che ondeggiano al vento. Lei si aggiusta i capelli e con una voce dolcissima chiama a lungo: ”Ezioooooo…”. Rivedo in un attimo, come in un flashback, la mia vita, gli anni perduti. Il bambino lascia dolcemente la mia mano. “Debbo andare”, mi dice. Poi se ne va e si dirige verso quella giovane donna, porgendole la sua piccola mano. Entrambi si avviano, si girano indietro per l’ultima volta, come per un ultimo saluto, poi si allontanano e spariscono nel nulla.

lunedì 27 giugno 2016

Scandale - Foto scandalesi.

                                                       
                                         
   
Fotografie - Archivio fotografico Luigi Aprigliano - Scandale 
Musica e parole  - Pantaleone (Ponto) Paparo - Montrèal (Canada)
Video - Luigi Demme - Scandale .

sabato 25 giugno 2016

U.S. Scandale -

                                                 (Valentino Castagnino - Domenico Marazzita)
                        

L'U.S. SCANDALE VINCE LA COPPA DISCIPLINA DI PRIMA CATEGORIA PER IL CAMPIONATO 2015/2016


Un pò di Storia dal Blog di Luigi Santoro storiadiscandale.blogspot.it :


Sulla fine degli anni Cinquanta, dopo che molti cittadini si impegnarono a sensibilizzare l’opinione pubblica allo sport, anche mediante un ciclo di partite di calcio ben condotte con squadre dei centri vicini, Scandale si costituì in Unione Sportiva (U.S. Scandale), chiedendo nello stesso tempo l’affiliazione alla Federazione Italiana Gioco Calcio.
Fu creato un Consiglio Direttivo così composto: presidente, insegnante Nicola Paparo; vice presidente, sig. Gaspare Pupo (direttore delle Poste locali); segretario, il rag. Salvatore Pagano (ufficiale postale); cassiere il dottor Lulù Scaramuzzino. Consiglieri: Pasquale Brescia (Sindaco del Comune); Guido Castagnaro (Segretario Comunale); Gino Scalise, Carlo Tallarico, Giuseppe Ierardi e Salvatore Oliverio. Istruttore Tecnico, sig. Gaspare Pupo.

Molti anni dopo, l’attività sportiva continuava dando anche alcuni frutti, come risulta dall’articolo di Gino Scalise pubblicato dal giornale “Il Tempo” di Roma il 13 dicembre 1966:

Nell’intento di meglio sostenere la locale, promettente squadra calcistica, che, con onore, tallonandola da presso, contende alla capolista Siberene la prossima vittoria finale del campionato Juniores, organizzato dalla Lega Giovanile della FIGC, e in vista anche dello svolgimento delle attività federali, si è tenuta a Scandale una nutrita assemblea sportiva.
Erano tra gli altri presenti, il Sindaco comm. Francesco Guarascio, il dott. Franco Ceraldi, il presidente uscente prof. Vittorio Girimonti Greco, tutti gli altri dirigenti nonché gli stessi atleti.
Dopo un’esauriente relazione del direttore tecnico, rag. Mario Cognetti, cui hanno fatto immediato seguito concrete dimostrazioni di simpatia e di sostegno da parte dei numerosi sportivi, è stato eletto il nuovo direttivo, che risulta così composto: presidente dott. Franco Ceraldi, vicepresidente Froio Giovanni, segretario studente universitario Bomparola Raffaele, direttore tecnico rag. Mario Cognetti, organizzatore tecnico rag. Antonio Rizzuto, disciplinatore in campo studente universitario Scaramuzzino Aurelio; consiglieri i sigg. geom. Giovanni Trivieri, Gino Scalise, studente universitario Scaramuzzino Ezio, prof. Girimonti Greco Vittorio, Trivieri Raffaele, Simbari Angelo e Artese Pierino, questi ultimi due consiglieri incaricati del materiale sportivo.
L’assemblea ha applaudito, ed il Consiglio Direttivo ha nominato presidente onorario il Sindaco comm. Francesco Guarascio.


sabato 28 maggio 2016

Ignazio Buttitta - Lingua e dialettu.


                                                              ( Profazio - Buttitta)
Lingua e dialettu
Un populu
mittitilu a catina
spughiatilu
attuppatici a vucca
è ancora libiru.

Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavula unnu mancia
u lettu unnu dormi,
è ancora riccu.

Un populu
diventa poviru e servu
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.



Diventa poviru e servu
quannu i paroli non figghianu paroli
e si mancianu tra d’iddi.
Mi nn’addugnu ora,
mentri accordu la chitarra du dialettu
ca perdi na corda lu jornu.

Mentre arripezzu
a tila camuluta
ca tissiru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani.

E sugnu poviru:
haiu i dinari
non li pozzu spènniri;
i giuelli
e non li pozzu rigalari;
u cantu
nta gaggia
cu l’ali tagghiati.

Un poviru
c’addatta nte minni strippi
da matri putativa,
chi u chiama figghiu
pi nciuria.

Nuàtri l’avevamu a matri,
nni l’arrubbaru;
aveva i minni a funtana di latti
e ci vìppiru tutti,
ora ci sputanu.

Nni ristò a vuci d’idda,
a cadenza,
a nota vascia
du sonu e du lamentu:
chissi non nni ponnu rubari.

Non nni ponnu rubari,
ma ristamu poviri
e orfani u stissu.

Ignazio Buttitta 
(1970)

martedì 24 maggio 2016

Siamo stati liberati o condannati ?

ALLEATI DI MAFIA DAL 1943… CONTRO L’ITALIA



invasione della Sicilia - foto Robert Capa




di Gianni Lannes



Democrazia inquinata alle radici. Fa niente se i professionisti dell’antimafia perderanno la loro attività ben remunerata di sproloquio a reti unificate che perdura da decenni. La verità sul destino di asservimento di un popolo e di un Paese è sempre sconvolgente, soprattutto quando non è riportata dai libri di scuola ed è imposta da stranieri in armi. In particolare quando si tratta della tua gente che sopravvive eterodiretta da tanto, troppo, e non osa alzare la testa, ma dovrebbe a buon diritto. 

Se avessimo a disposizione una macchina del tempo, sarebbe doveroso tornare all’estate del 1943, ed approdare su una grande isola italiana, per provare a chiarire qualche mistero odierno (alla voce connivenza istituzionale e complicità) sull’occupazione straniera del nostro Paese.

Quali oscure operazioni di spionaggio si celavano dietro lo sbarco anglo-americano in Sicilia del '43? Per invadere la Sicilia, gli anglo-americani, scesero a patti con Cosa Nostra. Parentesi: come ai tempi ingloriosi dello sbarco dei Mille, finanziato e protetto dalla massoneria anglosassone in accordo con la mafia dell’epoca. In tempi più recenti la conquista dell’isola fu sostenuta dalla collaborazione della mafia con i servizi segreti nordamericani. Chi furono i protagonisti di questo accordo sotto banco? Chi erano le spie sbarcate con le truppe del generale Patton? E perché migliaia di soldati italiani si arresero già al primo giorno dell’invasione, due mesi prima dell’8 settembre?

I retroscena vanno dall’accordo tra intelligence di Washington ed il boss mafioso Lucky Luciano per liberare il porto di New York dalle spie naziste e fornire notizie sulla Sicilia, al Piano Corvo, la pianificazione “politica” dello sbarco; dagli inquietanti ritratti dei mafiosi italo-americani e siciliani che popolavano la scena del crimine durante la seconda guerra mondiale, agli uomini del Naval intelligence e dell’OSS e le loro operazioni segrete in Trinacria; dall’insediamento del governo militare alleato alla riorganizzazione della mafia, alla delega dei poteri ai boss locali.

Grazie al gangster Lucky Luciano lo Zio Sam si assicurò il via libera all'operazione Avalanche, una delle tre con cui invasero l'Italia, concedendo in cambio che la mafia ritornasse a governare indisturbata il territorio siciliano, e da lì estendesse i suoi tentacoli al resto d’Europa e del mondo.

I militari U.S.A. erano giunti in Sicilia il 10 luglio 1943, ma già sapevano che si trattava di un luogo speciale. C’è un rapporto del capitano W.E. Scotten consegnato 70 anni fa al generale Usa Julius Holmes: un documento intitolato Memorandum sul problema della mafia in Sicilia. Il documento porta la data del 29 ottobre 1943 - sei pagine custodite nei National Archives di Londra - c´è la prova di un accordo cercato dagli agenti segreti statunitensi e britannici con la mafia siciliana. Uno dei primi, uno dei tanti.
È un documento in cui si ritrovano le tracce di un negoziato fra gli apparati di sicurezza e le "famiglie", sicuramente la genesi di un patto che porterà in Italia - anno dopo anno e strage dopo strage - all´abitudine "trattativista", al dialogo occulto fra poteri politici e poteri criminali. 

Dalla strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947) fino all’eliminazione di Enrico Mattei nel 1962, alla strage di Capaci e via D’Amelio nel 1992; dalle spie inglesi agli uomini dei servizi di sicurezza italiani, un intrigo che affonda le sue radici nei mesi che seguirono l´Operazione Husky, nome in codice dell´invasione alleata dell´isola.

È la storia che si tramuta in cronaca sotto i nostri occhi distratti. Vicende remote che si intrecciano con l´attualità più inquietante, le carte del passato che in qualche modo spiegano un presente nebuloso: lunghe e indisturbate latitanze di capi mafiosi (Riina, Provenzano, eccetera), covi immancabilmente protetti, complicità fra alti funzionari dello Stato, intercessioni di ministri, ufficiali dei carabinieri e assassini, massacri di Cosa Nostra e depistaggi, bombe di mafia e di Stato.

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lunedì 23 maggio 2016

Scandale - Amministratori per 5 lustri .


                                                                                
                                       Attuali  Amministratori di Scandale  con il Sindaco 
                                                                                             
Maggioranza :
                                                                                   
IGINIO PINGITORE 
ALESSANDRO RITELLI
SALVATORE ROTA
DANIELE GIOVANNI TRIVIERI
MARIA LUISA ARTESE
FILIPPO LETTIERI
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Minoranza :
ANTONIO BARBERIO
SERAFINA DEMME

Dopo le insistenti voci che parlano delle  possibili dimissioni del Vice-sindaco Rota Salvatore , dopo quelle a suo tempo 
avvenute del Vice-sindaco Ritelli Alessandro , si parla della possibilità di un vice-sindaco esterno !
La legge prevede che in caso di dimissioni del Vicesindaco , il Sindaco ha la possibilità di nominare  o un Consigliere interno o un assessore esterno quale vicesindaco .L’evenienza di individuare il vicesindaco in un assessore esterno, piuttosto che in un componente del consiglio, rientra nella discrezionalità del sindaco (v. art. 46, co. 2 del T.U.E.L. n. 267/2000)
                                              Amministratori precedenti :
                                                                    

Vasovino Carmine 


Brescia Fabio 

Barberio Antonio 

venerdì 20 maggio 2016

Voltarelli canta Profazio



Voltarelli canta Profazio. E' uscito  il libro più cd omaggio al grande cantastorie calabrese. 
E intanto l’artista continua a farsi ambasciatore della musica del Sud nel mondo. 
Fresco d’uscita è il video di presentazione del libro+cd “Peppe Voltarelli canta Profazio” (in libreria dal 13 maggio): “Qui si campa d’aria” per la regia di Giacomo Triglia, un omaggio al maestro del folk revival italiano, custode dei segreti dei cantastorie. Instancabile, Peppe Voltarelli, continua a viaggiare per il mondo portando in giro la tradizione calabra, di cui è robusto cantore, tingendola di nuova luce. La sua voce è quella dei migranti calabresi, dei fratelli lontani, degli amori veraci suggellati dall’appartenenza.

1.La leggenda di Colapesce 4.08 
2. Qua si campa d'aria 5.32
3. La vecchia crapa d'agosto 3.21
4. Mafia e parrini 3.34
5. Lamento del carrettiere 3.11 
6. Lu me paisi 3.22
7. Stornelli calabresi 4.04
8. Santo Stefano 3.37
9. Amuri Amuri  3.58
10. La mafia 3.52
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